Archivio di Settembre 2006

MANCINI SI PORTA I DUBBI SULL’ISOLA

Sabato, 30 Settembre 2006

Tridente o no ? Rombo o centrocampo in linea? Adriano o Ibra? Rischiare Stankovic o no? Spostare Cordoba a destra ? Dare un turno di riposo a Grosso e Figo? Lanciare Maroufi ? Coppa o campionato? Cortina o Saint Moritz? Le pupe ci sono o ci fanno ? E’ Facchetti che ha pedinato Moggi o il contrario? Moggi a San Vittore o al San Paolo? E’ tutto un fiorire di dubbi nella testa di Roberto Mancini nell’ ultima partita prima della sosta per il doppio impegno della Nazionale. Sosta che arriva nel momento migliore per poter recuperare alcuni infortunati e tirare il fiato dopo il tour de force double face di settembre. Settembre d’oro in campionato, settembre nero, nerissimo in Champions League: un alternarsi di sole e temperature estive con nubifragi che hanno causato anche qualche danno. Escluso che sia da addebitare all’ effetto serra, anzi al microclima decisamente tropicale della Pinetina, si tratta di scoprirne le cause che vanno al di là degli alti e bassi della condizione fisica. Non è semplice, a meno di non dare la colpa alla maledizione che colpisce gli juventini passati e futuri ( quelli presenti l’ Europa la vedono in tv ) : la sindrome Champions che Vieira e Ibrahimovic non avrebbero ancora smaltito, condizionando l’ intera squadra. Per amuleti e pozioni magiche ci sarà tempo, oggi si prende l’ aereo e si va a trovare un Cagliari ancora a secco di vittorie. Giampaolo, dopo la pallonata in faccia che l’ ha portato in ospedale, teme di subirne un’ altra metaforica da Cellino che, in caso di sconfitta pesante, potrebbe prendere la palla al balzo per mandarlo a casa a recuperare, richiamando in panchina il buon Sonetti. Le statistiche dicono che negli ultimi 30 anni sull’ isola si è perso in campionato solo una volta, gol di Dely Valdes nell’ 1 a 0 del 1993, ma che spesso in schedina è uscito il segno X. Per come stanno i reparti arretrati, quasi sicuramente assisteremo ad una gara con alcuni gol: occhio a non lasciare campo a Suazo che negli spazi ampi vale una grandissima squadra e ai tagli di Esposito dalla parte di un Grosso che rivede ancora gli incubi di Pizarro che lo brucia per segnare. Non credo che Mancini rischierà il tridente, soluzione che lui stesso ha escluso dall’ inizio, ma non ci giurerei che siano Crespo e Ibra a partire titolari. L’ Adriano di domenica scorsa merita subito un’ altra chance per dimostrare che i recenti progressi non siano solo negli occhi di chi grida al miracolo quando vede una madonnina piangere. Sarà l’ occasione anche per capire chi siano i 4 intoccabili di cui ha parlato la settimana scorsa in conferenza stampa e che giocano anche quando non stanno bene. Uno di questi sembra Dacourt, indispensabile per fare filtro davanti ad una difesa spesso distratta e imprecisa, arrivato a zero euro come Crespo e finora il più continuo di tutti. Per riportare un po il sorriso, a meno di usare la spilla di Lapo, servono i 3 punti: visto che ultimamente il buon Elkann non ride molto, non vedo altre strade se non quella di mettere a ferro e fuoco il Sant’ Elia.

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI

Venerdì, 29 Settembre 2006

Ho deciso di aprire una fattoria per poter meglio studiare alcuni esemplari di animali. Saranno accuditi, puliti, rifocillati, trattati senza alcuna violenza di sorta. Rieducarli è ormai tardi, è praticamente impossibile e non ho nemmeno questo intento. I primi ingressi ci saranno già oggi, anche perchè in fila al recinto c’è ressa. Potete segnalare altre specie da rinchiudere, anzi, ospitare in questa struttura: non ci sono problemi di spazio. Si specifica che la fattoria è aperta non per coloro che scrivono e pensano a ragion veduta, ma sulla base di loro convinzioni preconcette per nulla o non ancora suffragate dai fatti.

Carmine Longobardi, Il vero milanista: ” Quest’estate abbiamo inconsapevolmente assistito ad una grande farsa dove gli attori più convincenti erano quelli che spontaneamente sembravano recitare la parte degli offesi, delle vittime. Era quasi commovente vedere le loro facce tristi con gli occhi quasi velati alla ricerca di una giustizia che li aveva dimenticati. Noi milanisti ci siamo sempre difesi dalle accuse generiche, dai teoremi accusatori, dalle ipotesi mai provate. Ma il tempo è galantuomo ed ha il vizio di sorprenderci sempre e comunque. Ecco che scopriamo qualcosa di inimmaginabile, al di sopra di ogni più fervida immaginazione”. 

Stefano Cappellini e Francesco Cundari, il Riformista: “I fatti parlano chiaro: è l’Inter, o comunque ambienti vicini alla società nerazzurra, ad aver messo in moto Calciopoli, inchiesta integralmente basata su intercettazioni telefoniche, scoppiata però con due anni di ritardo sulla notizia di reato e senza che alcun dirigente dell’Inter abbia sentito la necessità di denunciare pubblicamente l’accaduto.Nel frattempo l’Inter, tenuta fuori dall’inchiesta sviluppata dalla Procura di Napoli sulla base delle intercettazioni, ha vinto uno scudetto a tavolino. Assegnatole dal commissario straordinario della Figc Guido Rossi. Pardon, dal presidente che Tronchetti Provera ha chiamato al vertice di Telecom dopo le sue dimissioni”.

Antonio La Rosa, Juventus1897.it : Quello che sta emergendo in fondo lo avevamo immaginato: calciopoli è una grande impostura mediatica, artatamente costruita da chi non ha mai saputo vincere sul campo, da chi ha dilapidato denaro per incapacità, da chi si era stancato di investire sul calcio per non avere ritorno economico alcuno. si volevano mettere le mani sul calcio, in maniera definitiva ed indisturbata, e praticamente ci stavano riuscendo, se non fosse accaduto il “casus belli”, ossia la crisi tra Telecom e Governo
(evidentemente qualcuno ha barato), e l’esplodere dello scandalo che rischia proprio di travolgere chi aveva ordito il progetto. Che non era il progetto di un calcio davvero pulito, ma come ho più volte scritto e detto, di un calcio sotto controllo di qualcuno, e con chi poteva dare fastidio cacciato fuori definitivamente. Lo si capiva dai comportamenti di Caligola Rossi, che aveva più a cuore sentenze e condanne affrettate, scudetti assegnati a tavolino, ma non la pulizia del calcio e la riscrittura delle regole”.

L’OSSESSIONE DEL TRIANGOLINO

Venerdì, 29 Settembre 2006

 

Nei manuali di psicoterapia le ossessioni sono definite come pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi le sperimenta. Sono presenze mentali che sono avvertite come disturbanti ed intrusive e, almeno quando le persone non sono assalite dall’ ansia, sono giudicate come infondate e insensate, a differenza delle preoccupazioni riconosciute come realistiche. Dopo questa descrizione da manuale Cencelli mi si è spalancata davanti la luce. Massimo Moratti, l’ Inter e molti interisti sono ossessionati dallo scudetto. Non solo da quello che sul campo non vincono dal lontano 1989, ma anche da quello che portano sulle maglie quest’ anno causa retrocessioni e penalizzazioni delle squadre che gli stavano davanti. Lo ha detto chiaramente ieri il patron, all’ indomani della brutta sconfitta in Champions League. Che la pazzia e questi sbalzi d’ umore dell’ ambiente, da Mancini e Mihajlovic fino a Grosso, dipendano anche da quest’ ansia da prestazione è indubbio. Ma sono giustificabili? L’ ossessione deve diventare patologica? Personalmente non faccio parte di quelli che in questi anni di notte era ossessionato dal triangolino. Almeno non di quello di stoffa che si mette sulle maglie. Quel simbolo che distingue chi vince da chi perde, perchè nel nostro Paese chi arriva dopo la prima posizione è un perdente,  indica una supremazia italiana da vantare nei bar, negli uffici, nelle scuole. Il motivo di questo sito e della preferenza per Mancini non è tanto la sconfinata e cieca fiducia nelle sue qualità, anzi, ma il desiderio di portare avanti un progetto unitario per una serie di anni che costituisce il vero obiettivo delle grandi società di calcio del mondo. Le vittorie, siano esse scudetto, Champions League o Coppa Italia, sono la conseguenza inevitabile del Progetto. Nell’ Inter si intravvede l’ obiettivo e soprattutto la fiducia nel raggiungerlo attraverso gli uomini che in questo momento allenano e giocano in nerazzurro? Solo nei momenti positivi, dopo una grande vittoria, quando è più facile. Basta una sconfitta, si ritorna in alto mare e viene ri-messo tutto in discussione. Al di là dei rombi e degli errori difensivi, ci si deve convincere che lo scudetto 2006-2007 arriverà se si lavorerà con serenità dentro e fuori dal campo. Di quello che ci è stato assegnato e che probabilmente io avrei messo in posizione più defilata sulle maglie, non siamo noi a doverci vergognare, ma chi oggi va in televisione a dichiararsi l’ innocente vittima di un complotto. Lasciamo a loro l’ ossessione di rimanere nella storia per essere stati retrocessi in serie B. Anzi la preoccupazione, perchè è talmente reale che sui campi di Frosinone e Crotone ci andranno davvero.

L’INTER NON HA MANIPOLATO NULLA!ECCO LE PROVE!

Giovedì, 28 Settembre 2006

Massimo Gramellini de La Stampa, ma è possibile ritrovare la stessa versione in altri articoli dello stesso tenore, ha scritto che : “La Procura di Napoli nel 2004 proprio a Tavaroli si rivolse per comunicare le intercettazioni delle utenze di Moggi, Bergamo, Pairetto. Sì proprio a Tavaroli che era a capo del Cnag, il centro nazionale autorizzazioni giudiziarie della Telecom, che quindi venne a conoscenza dell’indagine che i magistrati Beatrice e Narducci stavano conducendo proprio sulle stesse persone.Tutti hanno capito che le intercettazioni sono state filtrate e fornite al bacio alla Procura di Napoli dalla lobby Telecom di Tronchetti & C. attraverso Tavaroli. Le intercettazioni erano state infatti manipolate e interpretate prima di giungere nelle mani dei magistrati partenopei”. Al di là della gravità di tali affermazioni senza avere la possibilità di verificarne l’ attendibilità, tanto da non sapere se addebitarla a disinformazione o ad una “marchetta” per il giornale, sono anche erronee. Se si perdono cinque minuti per chiedere lumi ad un esperto di procedura penale e di intercettazioni, si viene a sapere che le intercettazioni telefoniche avvengono tramite deviazione del flusso delle utenze controllate verso apparecchiature che sono installate presso le procure, dove ufficiali di Polizia ascoltano direttamente, registrano e trascrivono le conversazioni più interessanti. Ogni possibilità di manipolazione ed interpretazione è quindi chiaramente esclusa. Il Centro Nazionale rapporti Autorità Giudiziaria, chiamato appunto Cnag, ogni giorno riceve giornalmente migliaia di richieste di interecettazioni: pensate che Tavaroli o chi per lui fossero a conoscenza di tutte? Inoltre  questa struttura della Telecom risponde alle richieste delle procure solo per Telecom quindi solo per le chiamate originate o destinate a telefoni fissi della stessa o delle compagnie che operano sulla sua rete ( Tele2 ad esempio ). Wind invece ha chilometri e chilometri di fibra in tutta italia, di sua proprietà( quella già messa di infostrada e quella aggiunta da wind)  e nel fisso la linea infostrada e fastweb sono autonome da Telecom. Ognuna di queste compagnie ha la propria struttura che si occupa dei rapporti con l’autorità giudiziaria per la gestione delle intercettazioni. Nella telefonia mobile che succede ? Le linee TIM, Vodafone, 3 e Wind non hanno nulla a che fare con telecom e anch’esse hanno strutture indipendenti per la richiesta di intercettazioni. E in Moggiopoli cos’ erano principalmente sotto osservazione? I telefoni cellulari! Addirittura con scheda svizzera o croata: in questo caso il decreto era quindi stato emesso sul codice IMEI del telefono e non sul numero, essendo questo di un operatore straniero, per cui anche la possibilità di risalire dal numero al nome del titolare dell’utenza era tecnicamente irrealizzabile. I telefoni fissi intercettati, anche quelli della FIGC, sono entrati nell’ inchiesta perché i Mazzini della situazione, nel loro delirio di onnipotenza, chiamavano sul cellulare di Moggi direttamente dall’ ufficio. Anche a voler pensare ad un Cnag colluso con l’Inter che non deviasse verso la Procura le telefonate provenienti o dirette a dirigenti nerazzurri, avrebbe potuto farlo solo con le telefonate da telefono fisso e lo stesso Tavaroli o chi per lui avrebbe dovuto tutto il giorno scremare le linee interessanti da quelle che non lo erano: un lavoro ciclopico e nemmeno fatto bene perché alcune intercettazioni dei dialoghi fra Facchetti e Bergamo sono uscite ed erano di tenore ben diverso rispetto a quelle con Moggi. Spero con questo approfondimento di aver contribuito a fare un po più di chiarezza sulla situazione che presenta ancora punti oscuri che devono essere però prima indagati e poi provati. Mi spiace che giornalisti professionisti come il Mentana di Canale 5 o quelli di Antenna3 Telelombardia lascino il proscenio a uomini come l’ ex direttore generale della Juve che manipola la realtà di questi giorni sfruttando la disinformazione di chi gli sta accanto e lo lascia libero di lanciare accuse gratuite. In fondo però è il classico scenario da restaurazione e non mi sorprendo di nulla.

INTER BAYERN MATCH REPORTS

Giovedì, 28 Settembre 2006

foto tratta da www.gazzetta.it

Riccardo Signori, Il Giornale: “Se non è pazza, è stupida. Cosa dire sennò di questa Inter di Champions che rischia già di vedere l’Europa stando sull’uscio della porta. Serata nera che più nera non si può: due gol al passivo e qualche fischio, ma qui c’è gente che va troppo a luci spente (nel cervello). L’Inter che doveva vincere per non ritrovarsi con il fiatone grosso, è finita contro un muro”.

 

Franco Rossi, Telenova : “Squadra messa male in campo dall’allenatore, poco protetta dalla società con giocatori che debbono ancora scendere sulla Terra (Grosso tanto per fare un nome) o che dalla terra (minuscola) sembrano più rialzare (Figo, tanto per fare un nome) e un ambiente che spesso si autoavvelena e dà la sensazione di cercare più il suicidio come l’estrema soluzione”.

 

Riccardo Pratesi, Gazzetta.it : “La classifica del gruppo B della coppa con le grandi orecchie è impietosa: zero punti dopo due partite. Da adesso serviranno qualità, e di quella i nerazzurri ne hanno in abbondanza, ma soprattutto nervi saldi e coraggio da vendere. La sconfitta contro il Bayern che a San Siro (ricordate il drammatico 1-3 del pur anno di grazia 1988) è una vera e propria bestia nera, è arrivata in maniera forse sfortunata, ma non ingiusta.
I nerazzurri di Mancini hanno giocato maluccio nel primo tempo e poi sono stati mutilati dal rosso comminato al solito imperdonabile (caratterialmente) Ibrahimovic. Poi hanno provato a vincere, quando forse era più saggio (ma è facile parlare a posteriori) accontentarsi di un pari contro la capolista della Bundesliga, una signora squadra, ci poteva stare”.

 

Mattia Montanini, Goal.com : “Gli uomini di Mancini, dopo un primo tempo opaco ma tutto sommato  equilibrato hanno mostrato nella ripresa la loro faccia peggiore, fatta di immaturità, nervosismo e ingenuità imperdonabili. Veramente un brutto colpo per una squadra che fino ad oggi mostrato più luci che ombre “.

 

DA SALVARE

 

- Dacourt, l’ unico a mantenersi a livelli più che sufficienti

 

- Materazzi e l’ effetto Mondiale: in difesa senza di lui è notte fonda

 

DA BUTTARE

 

- La tattica di Mancini: attendista quando doveva attaccare, troppo spregiudicato quando serviva accontentarsi del pari

 

- L’ incapacità a controllare i propri nervi: Ibra e Grosso sono da punire con una multa salatissima       

 

- Non riuscire a segnare in Champions: che occasioni buttate da Crespo e dallo svedese

 

- La luna storta di Figo

 

- Gli errori di Cordoba cominciano ad essere troppi: campanello di allarme

 

IL MIGLIORE

 

Olivier Dacourt. L’ unico che, pur in condizioni non perfette, si sente in un centrocampo che senza Vieira e Cambiasso va in bambola.
 

MESSI SOTTO

Mercoledì, 27 Settembre 2006

L’ Inter non ha una dimensione internazionale. Due partite di Champions League e zero punti sono un fardello pesantissimo da sopportare. Come se non bastasse, lo zero si estende alle prestazioni di Lisbona e di stasera contro il Bayern, ai gol segnati e purtroppo anche allo spirito. Sincerità vuole che riconosca che anche l’ anno scorso non si ricordi una partita convincente in Champions e ormai gli indizi cominciano a essere troppi per parlare di casualità. Villarreal non lo era, come non lo era lo Sporting. La tattica attendista che ha preparato Roberto Mancini non ha pagato per due motivi: innanzitutto perchè presupponeva che si capitalizzassero le occasioni che la difesa dei campioni di Germania avrebbe concesso e Ibrahimovic e Crespo le hanno grossolanamente fallite. Inoltre anche in superiorità numerica il Bayern non si è sbilanciato e così, in una squadra che non poteva contare sulle geometrie e la personalità di Vieira e Cambiasso, anche l’ arma del contropiede non poteva dare i suoi frutti. La differenza l’ ha fatta il gol del sudamericano Pizarro in una partita povera di occasioni: loro hanno segnato, i nerazzurri no. Certo che se non si compromettessero le partite con espulsioni tanto stupide quanto evitabili ci sarebbe stato spazio per il solito caos organizzato nell’ ultimo quarto d’ora e chissà che sarebbe andata diversamente. Non vale nemmeno la giustificazione del girone particolarmente difficile: portoghesi e tedeschi mi sembrano di qualche livello inferiore rispetto a Chelsea, Real, Lione, Barcellona, Manchester, Milan e anche alla squadra che si era ammirata a Firenze e Roma. E ora? Evitiamo di guardare la classifica e pensiamo che nel prossimo turno arriva a San Siro lo Spartak Mosca. Spazi per recuperare ce ne sono, anche se ora il discorso dipende anche dal cammino delle avversarie: non voglio nemmeno pensare ad una sconfitta del Bayern in quel di Lisbona perchè le cose si complicherebbero maledettamente. Tempesta si aggiunge a tempesta: per una volta spero che all’ esterno si dia l’immagine di una società unita che rema tutta dalla stessa parte e che Moratti difenda Mancini e la squadra. Anche se la pensa diversamente.

DOMANI LE PROVE DELLE MISTIFICAZIONI INTER-TELECOM

Mercoledì, 27 Settembre 2006

Non perdete il post di domani. Dimostrerò molte inesattezze contenute negli articoli dei vari giornalisti dei quotidiani torinesi e di altri semplicemente tifosi che hanno la sventura di avere una penna in mano o un pc davanti per poter scrivere quel che vogliono, senza prima informarsi o aspettare notizie certe e verificate. Servirà per sgombrare il campo da alcuni equivoci, chissà quanto dipendenti da disinformazione, che sono dilagati tra addetti ai lavori e tifosi delle squadre condannate. Telecom ad esempio tecnicamente non poteva manipolare nè interpretare le intercettazioni sulla vicenda Moggiopoli! Non perdetelo!

Sempre domani la proclamazione del vincitore, se ci sarà, del concorso Gioca e Vinci: a proposito i risultati pronosticati sono 3: 1-0, 2-1, 2-0 per l’ Inter.

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI

Mercoledì, 27 Settembre 2006

Ho deciso di aprire una fattoria per poter meglio studiare alcuni esemplari di animali. Saranno accuditi, puliti, rifocillati, trattati senza alcuna violenza di sorta. Rieducarli è ormai tardi, è praticamente impossibile e non ho nemmeno questo intento. I primi ingressi ci saranno già oggi, anche perchè in fila al recinto c’è ressa. Potete segnalare altre specie da rinchiudere, anzi, ospitare in questa struttura: non ci sono problemi di spazio. Si specifica che la fattoria è aperta non per coloro che scrivono e pensano a ragion veduta, ma sulla base di loro convinzioni preconcette per nulla o non ancora suffragate dai fatti.

Christian Rocca, Il Foglio : ” Ehi, voi del giornale rosa che si trova sui banconi dei bar dello sport! Non eravate i moralisti in capo contro il calcio marcio e gli autonominati indefessi accusatori delle lobby e dei conflitti di interessi? Volete un aiutino?
Eccolo: gli indossatori di scudetti altrui, i cui proprietari (Moratti, Tronchetti) e massimi dirigenti (Buora) sono proprietari (Tronchetti), massimi dirigenti (Buora) e membri del Cda (Moratti) della Telecom, secondo la Stampa (non smentita) hanno pagato all’estero la società di investigazione privata che intercettava illegalmente mezza Italia e che, secondo i magistrati e i testimoni, usufruiva di solide entrature in Telecom. Le inchieste commissionate dagli indossatori di scudetti altrui riguardavano pedinamenti e intercettazioni illegali su un arbitro e una serie di calciatori.
Si noti, solo per inciso, che Guido Rossi è stato consulente di Moratti, membro del Cda della squadra, assegnatore dello scudetto a tavolino per un campionato non oggetto di indagini e ora presidente di Telecom, chiamato da Tronchetti Provera e ratificato dal cda ove siede anche Moratti. (Tronchetti, poi, ha un ruolo di primissimo piano nell’assetto di controllo del vostro giornale, ma questo lo sapete bene). Berlusconi e Galliani, al confronto, sembrano frati trappisti. 
Tra l’altro: il bonifico effettuato dagli indossatori e trovato nei conti esteri della società di investigazione oggi nei guai è a bilancio ufficiale della società sportiva o no?
I giornali, poi, raccontano di manovre dentro la Telecom per evitare che alcuni particolari telefonini fossero intercettati dalla magistratura o, perlomeno, per avvertire in tempo i titolari del fatto che i pm stessero ascoltando. Vedremo che cosa si accerterà al processo, nel frattempo ricordo che la Juve è andata in B perché Moggi si serviva, legalmente, di schede sim straniere. Paolo Bergamo chiede da settimane dove siano finite le intercettazioni delle sue telefonate con i dirigenti delle altre squadre. 
Verdelli e Cannavò, che fate, dormite?

Massimo Gramellini, La Stampa: ” Tutte le intercettazioni al centro di Calciopoli sono state confezionate su misura per abbattere dei bersagli precisi: persone e società
considerate nemiche”

Giancarlo Padovan, Tuttosport: ” C’ è un solo modo per commentare la smentita di Massimo Moratti alle pa­role pronunciate dallo stesso Massimo Moratti a due differenti colleghi giornali­sti: l’inchiesta sportiva non è più solo ne­cessaria, è diventata urgente. Sconcerta l’assenza di argomentazioni e – se Moratti mi permette – la povertà delle stesse. Il patron nerazzurro, piccatissimo e contraddittorio, si dice dispiaciuto di non aver fatto pedinare De Santis. L’avessimo fatto – sostiene – Calciopoli sarebbe esplo­sa con due anni di anticipo. Osservazione che non saprei se definire più labirintica o più acrobatica. Primo: Moratti ha detto di aver fatto spiare De Santis. Secondo: Mo­ratti ha rivelato che a carico del medesimo De Santis nulla è emerso. Che dire? Che la confusione è tanta, mentre purtroppo scarseggia la conoscenza delle leggi e del­le norme. A proposito, perché non ci sono stati commenti alla concreta possibilità che all’Inter possa essere revocato lo scu­detto recentemente donato? 

DEL RISPETTO E DELLE PROVE

Mercoledì, 27 Settembre 2006

Cos’hanno in comune queste affermazioni ?

Simone Nicoletti: ” A letto sono come Rocco Siffredi ”

Massimo De Santis: ” L’ unica cosa che posso pensare è che mi pedinassero per ricattarmi”

Luciano Moggi: ” Guido Rossi è partito dalla casa madre ed è venuto a fare il commissario in Federcalcio. Ha fatto quello che doveva fare ed è ritornato alla sua casa madre”

Massimo Gramellini, La Stampa: “ Tutte le intercettazioni al centro di Calciopoli sono state
confezionate su misura per abbattere dei bersagli precisi: persone e società
considerate nemiche”

Massimo Moratti: ” Non sono per niente preoccupato e confermo il fatto che mai nessun mandato è stato dato per seguire qualcuno ”

Sono tutte affermazioni, compresa la prima purtroppo, che devono essere provate. Quel che conta non sono le dichiarazioni di un ex arbitro che indiscutibilmente si vantava di compiere capolavori per indirizzare le partite e si comportava come un ras a Coverciano, pensando di poter controllare sotto di sè decine di arbitri. Neppure conta quel Luciano Moggi, ritenuto colpevole di molteplici slealtà dall’ordinamento sportivo tanto da proporre la radiazione, che con la solita prepotenza e furbizia va in televisione e manipola la realtà delle ultime ore a proprio beneficio, dimenticandosi delle telefonate con Bergamo sulle griglie o delle telefonate con il figlio per Mutu e altri casi. Neppure quel Massimo Gramellini che dalle colonne de la torinese La Stampa si accoda all’ altro giornale di regime Tuttosport e spara conclusioni senza suffragarle con prove e non solo con sue deduzioni. Neppure Massimo Moratti che non potrà aggrapparsi alla sua patente di onestà da tutti riconosciuta e dovrà dimostrare che i fascicoli denominati “Operazione Ladroni” e ” Pratica Como ” non sono stati creati sotto un proprio impulso o direttiva. In questo clima di caccia alle streghe non viene calpestato solo quel caposaldo di ogni società civile che si chiama necessità di provare le proprie affermazioni. Manca il rispetto degli altri. Vince chi grida e chi accusa di più. Di calcio e di sport così è sempre più difficile parlare.

SI CHIUDE A MEZZANOTTE!AFFRETTATI!

Martedì, 26 Settembre 2006

Ultime ore per il concorso del sito che mette in palio gratuitamente per chi partecipa la maglia tempo libero di Adriano. Manda una mail a info@iostoconmancini.com con nome, cognome, titolo dell’ ultimo post scritto qui e naturalmente il risultato esatto e i marcatori nerazzurri di Inter Bayern Monaco. Il regolamento completo lo trovi qui. Forza!

GLI ESPERIMENTI DI MANCINI

Martedì, 26 Settembre 2006

Per ridere un po…in collaborazione con Le vignette di Totone

QUEL GRANELLO DI SABBIA NEL DESERTO

Lunedì, 25 Settembre 2006

Quanto può contare un granello di sabbia? Poco, anzi nulla. Scompare nell’ immensità del deserto. La gravità della responsabilità dell’ Inter e di Massimo Moratti negli scandali calcistici non è superiore a quella di un granello di sabbia nel Sahara. Almeno con riferimento alla vicenda Telecom, ossia la  più grande e criminosa centrale di spionaggio privato mai scoperta in Italia. Questa è la convinzione che ho tratto in questi ultimi giorni e che argomenterò passo passo. Partendo dal fondo. Ossia da quella fattura intestata alla Internazionale di Milano e scoperta in uno degli uffici dell’ investigatore toscano Emanuele Cipriani. Fatto questo che basterebbe per scartare tutte le ipotesi di un’ Inter che volesse muoversi nell’ illegalità. Farsi emettere una fattura in relazione ad un reato è come dichiarare di esserne il colpevole. Perché si è arrivati a questo? Si è nel 2002 e l’ Inter ha perso il suo scudetto in quel famoso 5 maggio, non senza anche un pizzico di “aiuto” di quel Massimo De Santis che in una delle ultime partite, Chievo Inter, non vide un chiaro fallo in area su Ronaldo da un metro di distanza. Nei mesi successivi Maurizio Nucini, arbitro, si presentò in sede e denunciò a Facchetti di strane voci di legami tra De Santis, Moggi e alcuni dirigenti come Fabiani e Pavarese. Invitato a presentarsi in Procura e a ribadire quelle accuse, quel Nucini, ora opinionista di Telelombardia, si mostrò prima recalcitrante e poi, probabilmente intimorito, non le confermò. Quell’ incontro fu però registrato, all’ insaputa dell’ arbitro, e diventerà la spinta ad approfondire il discorso in altre sedi. A questo punto Moratti compie, a mio parere, quantomeno una leggerezza, fidandosi e affidandosi, non si sa se di propria iniziativa o più probabilmente su consiglio di altri, come potrebbe essere Tronchetti Provera, a quel Tavaroli che “tanto bene” stava facendo nella riorganizzazione della sicurezza in Telecom. Apro una parentesi: non so quanto mister Pirelli potesse conoscere di quel che combinavano con le intercettazioni, ma se passa l’ assunto del “non poteva non sapere in quanto capo dell’azienda ”, come ho sempre sostenuto, non mi sento di considerarlo completamente estraneo alla vicenda nella sua totalità. Tavaroli gira la pratica “Operazione ladroni” a Cipriani e alla sua agenzia Polis, che pedina De Santis per un certo periodo e credo faccia anche controlli su conti corrente, utenze e proprietà varie. Emerge solo un tenore di vita ben al di sopra delle possibilità, ma non le prove necessarie per inchiodarlo. Da questo se ne deduce che non è mai stato intercettato il contenuto delle sue telefonate,  fatto che non è spiegabile se si vuol credere ad una Inter che vorrebbe incastrarlo per ricattarlo; si farebbe in modo di ottenere quel che si cerca in tutti i modi. A mente fredda forse anche Moratti si sarà pentito di essersi rivolto ad investigatori, ma in quel momento c’era la netta sensazione che tutto il calcio fosse soggiogato al sistema messo in piedi da Moggi che,come abbiamo visto, poteva contare su arbitri, procuratori, dirigenti altrui e della Federazione, senza dimenticare le amicizie interessate con istituzioni dello Stato e l’alleanza strategica con il Milan e Galliani. Sapeva che c’era qualcosa che non andava ma non poteva rivolgersi a chi di dovere perché era colluso con il burattinaio. In sostanza l’ Inter non cerca di alterare il risultato di una competizione sportiva attraverso questa attività né di avere vantaggi, ma solo una prova per i propri sospetti. Quindi è lontana anni luce dai comportamenti di Lazio, Milan, Reggina e Fiorentina che agivano nell’ ombra per avere l’arbitro o il guardalinee accondiscendente, per non parlare della Juve. Il giudice Borrelli ha aperto un fascicolo per violazione di quel grande calderone che è l’ Art. 1 del codice di giustizia sportiva relativamente ai doveri di correttezza, lealtà e probità ed è giusto che indaghi e che non insabbi nulla. Anche se in quel calcio italiano di corretto, leale e probo non c’era nulla e non per colpa o iniziativa dell’ Inter.

INTER CHIEVO: MATCH REPORTS

Lunedì, 25 Settembre 2006

Riccardo Pratesi, Gazzetta.it : “Il canovaccio del successo è di quelli da sottoscrivere per Mancini. Partenza forte, con gol, pausa per rifiatare senza rischiare nulla, rete che chiude la gara già a inizio ripresa. Poi la rete capolavoro di Stankovic e la doppietta di Valdanito, giusto per mettere il punto esclamativo. Una dimostrazione di maturità, una riprova riuscita dopo l’exploit di mercoledì a Roma. Continuità. E’ questa la parola chiave del campionato nerazzurro. E la gara di San Siro rappresenta un importante passo avanti in questa direzione. Anche se il finale è un’appendice da cancellare”.

Franco Rossi, Telenova : “Pensare che il minimo scarto con il quale l’Inter vince le partite sia dovuto a difficoltà tecniche è una pura illusione. A Firenze, così come contro il Chievo, la squadra di è fermata quando ha pensato di non poter rischiare più nulla, ma non ha mai dato la sensazione (a Firenze, a Roma e contro il Chievo) di poter essere raggiunta. La forza dell’Inter diventa disarmante per gli avversari quando vedono nella panchina nerazzurra giocatori che farebbero la felicità di qualsiasi allenatore in Italia e non solo. In una squadra che gioca in maniera sobria, ma concentratissima, persino Adriano (diminuito di quattro chili negli ultimi quindici giorni) sembra cambiato: addirittura comincia somigliare (come tanto tempo fa) a un vero attaccante”

Mario Sconcerti, Corriere della Sera: ” Sarebbe molto interista dare adesso più importanza ai tre gol subiti che ai quattro segnati al Chievo. L’Inter ha in effetti facilità a chiudere le partite e una buona predisposizione a riaprirle (era già successo a Firenze), ma le notizie che porta sono altre. È prima in classifica da sola, cosa che non accadeva dai tempi di Cuper. Ha avuto un calendario duro ma hamantenuto gli otto punti di vantaggio dal Milan. Ha trovato un grande centravanti, cosa che seriamente non aveva dai tempi di Ronaldo. Ha subito errori arbitrali importanti nell’unica partita non vinta, quella con la Sampdoria. Aveva ieri una formazione rimaneggiata, tutto il centrocampo di riserva e nonostante questo ha seppellito di gol il Chievo con facilità. Sta crescendo Adriano, più leggero di peso e di testa quando a giocare negli spazi stretti è Crespo. Sta crescendo Stankovic, anche in quello che è sempre stato il suo limite, la personalità. Non c’è dubbio che tutta la squadra sia adesso diversa ed estremamente competitiva”.

COSA SALVARE

- La sicurezza, financo eccessiva, nei propri mezzi tecnici e tattici.

- L’ infinito Crespo, in uno di quei momenti delle sue annate in cui non smette di segnare.

- I progressi e la buona attitudine mentale di Adriano.

- Il capolavoro di Stankovic e la speranza che lo sblocchi sotto il profilo mentale

- L’ assunzione di colpa di Mancini per l’ ultimo quarto d’ora per proteggere il gruppo. 

COSA BUTTARE

- La tendenza nei 90 minuti a specchiarsi troppo nella propria forza e a rilassarsi eccessivamente

- Maxwell e Burdisso molto lontani dalla forma migliore

IL MIGLIORE

Olivier Dacourt. Costato euro zero, non ha ancora sbagliato una partita. Oltre a recuperare moltissimi palloni e ad essere un ottimo filtro davanti alla difesa, si permette anche di mandare in gol Crespo. Se si considera che ha preso il posto in rosa di quel Cristiano Zanetti spesso infortunato e gola profonda dello spogliatoio nerazzurro….

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Domenica, 24 Settembre 2006

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ORIZZONTE BAYERN, REALTA’ CHIEVO

Sabato, 23 Settembre 2006

foto tratta da  www.inter.it

Ci sono squadre che ti sono per storia, soldi, vittorie, classe e tecnica sicuramente inferiori ma che puntualmente, non si mai bene perchè, soffri. Il piccolo Chievo ogni anno viene a San Siro come vittima sacrificale, ma nei 5 precedenti ha perso solo 2 volte e mai con più di un gol di scarto. Nella versione 2006-2007 finora, quella che doveva essere del gran galà della Champions League per i “mussi”, ha dovuto abbandonare in fretta lo smoking e rimettersi la tuta da lavoro. Che si scopre per di più molto più stretta del solito. Eliminazione contro il Levski nel preliminare, quasi fuori in Uefa con il Braga, un punto in tre partite in questo avvio di campionato. Nel piccolo quartiere di Verona però non c’è l’ ansia da prestazione che sta consumando i nervi di qualche nerazzurro e si sa che con la mente sgombra vengono fuori i risultati migliori. Il rischio per Roberto Mancini è proprio quello che nei pensieri dei giocatori ci sia tutto tranne che la partita di domenica. In passato il tecnico è ricorso alla vigilia delle sfide di cartello di Champions ad un ampio uso del turn over, con alterne fortune. Stavolta qualche assenza di troppo e la condizone precaria di alcuni impedirà di vedere molte facce nuove in campo, se si esclude forse Mariano Gonzalez e molto probabilmente Adriano. Ibrahimovic è volato in Danimarca per la nascita del figlio, saltato gran parte degli allenamenti e così si riaprono le porte per il brasiliano. Ecco il vero motivo di interesse, scoprire a che punto è nell’operazione recupero; ai tifosi non interessa che salga sulla bilancia prima di entrare in campo, basterà vederlo scattare o tirare per capire se è sulla buona strada. Per lui il Bayern si chiama Chievo, nemmeno fosse una riserva qualsiasi. La strada per scalzare il Crespo attuale è molto lunga, così se il nemico non puoi sconfiggerlo, meglio allearti con lui. Da qualche parte però dovrà pur ricominciare. Perchè non farlo domani?