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ADDIO AL MORATTI GIALLOROSSO

Postato da SimoneNicoletti
Lunedì, 18 Agosto 08, 09:41 P.

Inter-Roma finale di Supercoppa ha già  il suo protagonista principale. Non sarà  in campo, nè sugli spalti, almeno quelli che noi conosciamo. Franco Sensi è morto la scorsa notte per complicazioni legate alla malattia che già  da tempo lo aveva costretto a delegare la gestione del suo primo amore non famigliare, almeno per come lo intendiamo noi, alla figlia Rosella.
Credo che il paragone con Massimo Moratti contenuto nel titolo possa starci, nel bene e nel male, per quanto visto e conosciuto della sua presidenza.

Espressione di una dinastia imprenditoriale che fin dagli albori aveva legato il suo nome a quello della società  giallorossa, Sensi entra nel calcio per amore, per tifo e per salvarla dalle incerte e pericolose mani di Ciarrapico insieme all'amico, poi diventato nemico, Mezzaroma.
Come Moratti, è un numero uno decisionista, accentratore, impetuoso e irrazionale, che non ama delegare troppo potere e per questo manderà  ben presto a quel paese un individualista senza scrupoli come Luciano Moggi, portato nella Capitale proprio dall'ex compagno di avventura di cui finirà  per liberarsi acquistando anche le sue azioni.
Come per Moratti, non si conteranno i tanti soldi mal spesi ( sempre del suo patrimonio ), le scelte sbagliate e le polemiche per gli immancabili fallimenti, le cui colpe, spesso a ragione, Sensi individua nel Palazzo del calcio, nel duopolio Juve-Milan, nella Triade, nel deus ex machina Geronzi, nella nomenclatura spazzata via, almeno in parte, da Calciopoli.
Ricordo benissimo quando all'indomani dello scudetto dei Capello, dei Baldini, dei Totti e dei Batistuta disse che fu una vittoria che i poteri forti avevano deciso di fargli ottenere per dimostrare come il calcio fosse pulito.
Contro quei poteri forti ha lottato spesso, creando una alternativa televisiva al monopolio di Sky, ben presto naufragata, come Stream o addirittura presentandosi come presidente di Lega contro quel Galliani che doveva spuntarla. E le intercettazioni ci hanno spiegato come.
Quando hai la mafia come nemico, si può comprendere il ricorso ( suo e di Moratti ) a sterili e disperate contromisure: i Rolex agli arbitri, i passaporti taroccati e le plusvalenze sono errori veniali in confronto a quello che si sarebbe saputo dopo.
E' un peccato che il nostro presidente non abbia voluto o potuto compiere una scelta di campo di totale rottura contro la malavita organizzata del pallone: quando c'era da votare o prendere decisioni importanti, l'Inter ha spesso votato diversamente dalla Roma per interessi economici, alias vecchi miliardi dei diritti tv.
Nerazzurri e giallorossi sono usciti però indenni e senza infamia da Calciopoli, mentre Fiorentina e Lazio da vittime sono diventati complici della cupola moggiana: non ho mai creduto alle patenti di onestà  tout court a certi livelli, va però sottolineata la differenza tra chi ruba una mela e una associazione a delinquere.
Fiaccato dal male, ha preparato la successione sperando che le figlie condividessero quell'amore così irrazionale e profondo. E' stato così, sebbene questo abbia comportato la fine delle battaglie e una sorta di patto di non belligeranza contro chi voleva imporgli, per suggellare la pace, il rampante Alessandro Moggi come direttore generale.
Il suo no fu, ai posteri, uno degli ultimi regali alla sua gente che, a volte, gli ha dato addosso in maniera esagerata, seguendo come un gregge inebetito chi aveva un interesse personale per remargli contro.
Con i loro mille difetti e i mille pregi, continuerò sempre a preferire un Moratti o un Sensi ad un tycoon russo, americano o cinese. Che vede nella squadra di calcio un business e non una fede, una proprietà  come altre e non un bene di famiglia.
Addio Franco, avversario sportivo e nulla più.

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