Postato da SimoneNicoletti
Martedì, 12 Febbraio 08, 06:44 P.
A fare stampa faziosa si guadagna in lettori integralisti ma si perde in pubblicità .
Ed un giornale, come vi è stato abbondantemente spiegato, non va avanti con il numero delle copie vendute. Almeno in Italia.
C'è questo dietro le dimissioni di Riccardo Luna dal quotidiano locale dedicato alla Roma da lui fondato, "il Romanista".
Giancarlo Padovan e Riccardo Luna: due facce della stessa medaglia.
Due giornalisti di grandissime capacità , di scrittura e di inchiesta, specie Luna, che nel tempo hanno dovuto seguire certe logiche di marketing e soffiato sul fuoco della polemica del momento per motivi di vendita.
Il bello è che non è stata l'Inter il motivo della loro dipartita professionale, quel bersaglio preferito degli ultimi 2 anni colpito ( ma non affondato... ) con titoli di puro e semplice terrorismo mediatico.
E' stato proprio il fastidio delle due proprietà delle squadre a fare pressioni sugli investitori pubblicitari affinchè abbandonassero quella barca di giornalisti impegnati a fare crociate, ad armare il braccio di lettori-soldato che non aspettavano altro di leggere ciò che speravano gli fosse detto.
Prendete questo pezzo dell'editoriale di oggi di addio di Riccardo Luna:
" In realtà in questo ultimo anno in particolare le cose non sono sempre andate così bene. E" difficile spiegare senza fare polemiche o creare altri equivoci, ma provo a dirvelo con una metafora. C"è qualcuno che tutte le mattine sui muri di questa casa che abbiamo costruito scrive cose offensive. Ci diffama sistematicamente. Senza che nessuno lo fermi. Attirandoci fette di odio quotidiano, circoscritto, per carità , ma ingiustificato. Fa male, l"odio. E c"è qualcun altro che ha convinto il lattaio a non portarci più il latte la mattina: ora, una mattina puoi fare a meno del latte, anche una settimana forse, ma dopo un po" diventa dura. E c"è ancora qualcuno che ha tagliato i fili del telefono e così da quasi un anno non possiamo parlare con i nostri interlocutori".
A sostituirlo andrà probabilmente Roberto Renga, popolare giornalista de "Il Messaggero", più volte in televisione da Biscardi in giù, considerato più vicino alla famiglia Sensi.
Da qualunque parte la si guardi, avere una informazione libera in Italia resta una utopia.
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