Postato da SimoneNicoletti
Lunedì, 28 Aprile 08, 05:00 P.
Stanchi, sfiniti, ma vincitori. L'Inter di Roberto Mancini passa lo striscione dell'ultimo chilometro e vede davanti a sè la passerella finale nello stadio più bello. Per Stefano Baldini fu l'Olimpico di Atene, per noi sarà in ogni caso San Siro. Fra 7 giorni nel derby, al più tardi fra 14 contro il Siena. Il paragone con il campione olimpico della maratona ci sta tutto perchè i 9 mesi del campionato sono molto simili ai 42,195 km della disciplina più gloriosa dell'atletica.
C'è la partenza lenta, il controllo degli avversari, la prima scrematura al decimo chilometro, la corsa di testa, l'allungo a metà gara, la crisi del trentesimo chilometro e lo sprint finale quando l'acido lattico ti annebbia la vista e indurisce i muscoli e ti aggrappi al carattere.
Il mister e questo splendido gruppo da lui costruito e guidato si apprestano a sostituire nell'immaginario collettivo le fotografie sbiadite alla Dorando Pietri di un'Inter che si scioglie sul più bello, che non mantiene mai le promesse, sbeffeggiata e soggiogata, eterna piazzata per non dire perdente.
Ci compativano, ora ci odiano perchè il loro incubo è realtà . La realtà dice che a 3 giornate dalla fine all'Inter mancano 3 punti per vincere lo scudetto consecutivo numero 3. Tre numero perfetto.
Tre i gol nel soleggiato pomeriggio di ieri, in cui anche il sottoscritto ha esultato con i gesti e il labiale causa afonia al primo anello arancio. C'era speranza, gioia, attesa prima del fischio finale.
La goleada della Roma e gli errori in serie di Matri nelle voragini regalate da Burdisso e c. hanno costretto gli spettatori a concentrarsi solo sul campo.
La scelta di mettere Matrix fuori è stata dettata dall'esigenza di mettere Zanetti davanti alla difesa: la manovra doveva partire dai piedi nobili di Chivu, al cui fianco è stato inserito un marcatore puro. Diciamo subito che il gioco non è valso la candela.
Chissà se le occasioni fossero capitate ad Acquafresca se saremmo qui a parlare di scudetto ad un passo...
Se ti chiami Inter hai più probabilità di avere nel reparto offensivo giocatori che sanno capitalizzare al massimo il gioco prodotto dalla squadra. Cruz e Balotelli, hanno premiato la scelta del mister di puntare su di loro nell'ultimo mese.
Uno o l'altro hanno messo la firma sulla recente striscia di successi e, dato da non sottovalutare, hanno dato una grossa mano al centrocampo di re Vieira. Il francese comanda, Zanetti conserva e, dulcis in fundo, Cambiasso spreca. Esteban stringe i denti con orgoglio e generosità , come Stankovic che al momento del cambio non vede l'ora di togliere la scarpa e "liberare" il tallone sofferente.
Godiamoci ognuno di questi ultimi metri che ci separano dal trionfo. Nella memoria nostra, dei giocatori e del Mancio passano i flash più esaltanti e anche quelli più deprimenti, ma ognuno costituirà solo uno dei tanti chilometri di questa splendida maratona.
Resterà il successo, il nome sull'albo d'oro. Che vale ancora qualcosa, sebbene alcuni mistificatori della realtà , di professione o meno, vogliano metterlo in dubbio per nascondere la più grande trasformazione di questo secolo.
L'Inter pazza, valorosa, eroica è diventata cinica, solida, affidabile.
Da Dorando Pietri a Stefano Baldini. La differenza è ben più di quell'ultimo metro....
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