Postato da SimoneNicoletti
Venerdì, 06 Giugno 08, 07:09 P.
Prima parte dell'intervista esclusiva rilasciata alla Gazzetta durante il viaggio verso Tokyo
Primo obiettivo?
Quota 100 partite in casa senza mai perdere. Tra Porto e Chelsea sono a quota 99, ci sono quasi
Ha fretta di cominciare?
Non posso aspettare. Sogno il primo allenamento, sogno il debutto. Famiglia e amici mi dicono che ho i capelli bianchi per lo stress: non è vero, li ho perchà© li aveva mio padre, il calcio è gioia. Potessi, su 38 partite, giocherei 10 volte con la Juve, 10 con l'Inter, 10 con il Milan.
Sarà contento Moratti...
Mi son bastati 5 minuti per capire che l'Inter e il calcio sono la sua vita. Ha una memoria incredibile, ma anch'io mi sono preparato prima dell'incontro di Parigi. E non parla mai della sua Inter: la sua squadra è dei tifosi.
Differenze con Abramovich?
Lui è appassionato di Chelsea, ma non ha alle spalle la storia di famiglia, non ha respirato l'Inter da bambino
E' per questo che per prima cosa le chiederà la Champions...
Capisco: c'è un po' di frustrazione perchà© da troppo tempo non si vince nà© si arriva alla fase "emozionale" del torneo. Ma io non scelgo: non posso e non voglio che lo facciano neanche i miei giocatori.
Vuole tutto?
Non è detto che ce la faccia, ma devo tentare. Una grande squadra non sceglie. Con me, tutte le partite si giocano con stessa intensità e concentrazione. Fino alla fine.
Ma come si vince la Champions?
Richiede una preparazione tattica e culturale speciale: oggi affronti una britannica, fra 7 giorni una spagnola. Adeguarsi non è facile. E poi è una questione mentale: se non capisci che fino all'ultimo secondo dell'ultimo supplementare è tutto in gioco, non vai avanti. E' il torneo dei dettagli, ma i dettagli non possono giustificare la mancanza di mentalità . Parlo di mentalità offensiva. Vincente. Mi sento come un pesce nell'acqua quando affronto la Champions. In 4 tornei un seccesso, due semifinali.
Alla presentazione ha parlato di mentalità nuova...
Non è facile fare confronti con Roberto(Mancini), non conosco i suoi metodi di allenamento, però abbiam idee diverse. Voglio creare quell'empatia emozionale, tecnica e tattica che ho sempre avuto con i mei calciatori. Non sarà difficile adattarsi a me, sicuramente più facile che adattarmi io a 24...
Obiettivamente...
Sì, ma mi creda: non è un modo furbo per dire che comando io. Devo parlare con i ragazzi, devo essere dentro loro, devo capire cosa vogliono.
Non parlerà mica di gestione collettiva...
No,io lavoro, io scelgo, io alleno. Tutte le decisioni sono mie. Ma per capire il modulo devo prima sentire i giocatori. E siccome è Moratti che mi ha voluto, ho portato a lui e a Marco (Branca) il portafoglio delle mie idee: il mio pensiero calcistico.
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