Postato da SimoneNicoletti
Domenica, 24 Agosto 08, 07:19 P.
Pechino passa il testimone a Milano. Gioie e dolori, splendori e miserie della massima espressione sportiva mondiale sono ancora negli occhi di molti italiani ed interisti, sottoscritto compreso.
Inevitabile quindi non usare un paragone olimpico per presentare la partita di stasera e ho scelto la marcia faticosa e trionfale di Schwazer per ricordare come questo primo appuntamento rappresenti solo i primi chilometri di una lunga strada verso la gloria.
I più attenti ricorderanno che un anno fa avvicinai la Supercoppa ad una gara di 100 metri, ma allora eravamo nel quarto anno di n progetto tecnico inevitabilmente proiettato verso un unico obiettivo.
Ora si è aperta una fase nuova che ha bisogno di verifiche costanti e progressive.
Le Olimpiadi, dicevamo. Hanno inesorabilmente distolto l'attenzione dalla lunga preparazione di questo primo Inter e Roma, le medaglie d'oro e d'argento della storia recente del nostro calcio.
Non ha contribuito ad alimentare l'attesa nè il soporifero mercato nè tutto sommato il tour delle amichevoli internazionali, positivo nei risultati ma senza acuti o squilli da prima pagina.
Con Mourinho sembra essersi addirittura accentuata quella fisicità , quella solidità di squadra che era diventata un marchio di fabbrica manciniano: grande attenzione alla fase difensiva, pochi fronzoli a centrocampo con calciatori di dinamismo e intensità agonistica e spazio, limitato, alla fantasia solo in avanti.
Ossia a Zlatan Ibrahimovic che stasera sarà accompagnato ai lati da Figo e Amantino Mancini in uno schieramento tattico sulla carta molto adatto ad affrontare la banda Spalletti.
Dopo le scoppole rimediate nelle coppe, anche il Mancio adottò uno schema ad una sola punta più due ali per non subire la superiorità numerica degli avversari a centrocampo e non farsi trovare mai in difficoltà nelle famose ripartenze a tutta velocità dei giallorossi.
Ne nacque un pesante 4 a 1 all'Olimpico in campionato che spianò la strada per i primi 6 mesi dell'ultima serie A, prima del crollo fisico e in qualche modo tecnico che costrinse proprio Ibra in versione biblica ( vedi Lazzaro ) ad alzarsi dalla panchina e firmare lo scudetto numero 16.
Un fascio di luce nella pioggia, un miracolo, o poco meno.
Senza dimenticare le differenze fra le due gestioni, oggi non servirà un miracolo per aver ragione della Roma vista fino ad oggi nelle amichevoli: fragile in difesa, lenta a centrocampo e spuntata in avanti, sembra essere lontana parente di quella che spesso è venuta a dettare legge a San Siro.
Come se non bastasse, le partenze di Amantino e Giuly e l'infortunio di Taddei privano Spalletti di vere ali di ruolo perchè nemmeno Vucinic lo è. Così si fa strada l'ipotesi dell'abbandono del fortunato 4-2-3-1 per un più adatto alle caratteristiche della rosa 4-3-2-1, trovando spazio ad Aquilani con De Rossi e Pizarro.
Abbandonare la strada vecchia per quella nuova è però rischioso e cosi' chissà che Perrotta si sposti sull'out destro e lascino tutto come prima, ad eccezione della novità Julio Baptista vice Totti.
La Bestia si scoprirà agli appassionati di calcio italiani e comincerà a far capire se davvero potrà riempire quel vuoto di potenza e centimetri lamentato dai romanisti finora.
Contro di lui in un derby sudamericano ci saranno Burdisso e probabilmente Rivas, quinta e sesta alternativa nel ruolo di centrali, che lasciano abbastanza tranquilli gli aficionados di casa: non so quanti nel mondo possono vantare una tale profondità di alternative valide in difesa ( il Milan se li sogna di notte e pure la Juve...).
In definitiva sto forse incautamente con le agenzie di scommesse che pronosticano razionalmente un successo dei campioni d'Italia perchè il sarto nuovo è stato molto intelligente nel ripartire da quanto di buono c'era nel vestito precedente, cioè l'organizzazione difensiva nel suo insieme.
Non ci aspettiamo lustrini ( gol e spettacolo ), solo una elegante comodità ( 1 a 0 e tutti a casa ). La comodità della prima vittoria.
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