Postato da SimoneNicoletti
Lunedì, 01 Settembre 08, 08:41 P.
foto:goal.com
La prima notte ( di nozze ) non è (quasi) mai come l'hai sognata. I preparativi, la cerimonia, la festa, i brindisi, si va a letto tardi e alla fine le prestazioni sessuali non sono (quasi) mai alla Rocco Siffredi e Moana Pozzi. La comunione degli amorosi sensi in ogni caso consacra l'unione familiare che dalla mattina dopo viene messa alla prova dalla dura legge della quotidianità .
La prima notte di Josè Mourinho alla guida dell'Inter non sfugge alla regola: ci illudevamo potesse essere diversa, forse non poteva esserlo.
Porta a casa un punto in un campo ostico come quello di Genova, ma non brilla, non regala una prestazione da stampare nella memoria di tifosi e avversari e scopre di essere felice per non aver perso. Solo un Cassano in giornata no poteva incespicare su quel contropiede solo soletto davanti a Julio Cesar, bravo anche a respingere la sassata di un Palombo in versione maglia azzurra.
Josè davanti ai microfoni è apparso stupito della scelta del collega Mazzarri di variare il consueto 3-5-2 in un più prudente 4-4-1-1 con il barese spostato sul centro sinistra e Delvecchio che si buttava dentro ad ogni occasione possibile.
Questa è la ricchezza del nostro calcio: non il più bello, non il più giovane, non il più ricco di stelle, ma indiscutibilmente il più difficile a livello tattico.
Il tecnico blucerchiato si era spaventato nel vedere l'aggressività di Muntari e c. in Supercoppa contro i centrocampisti della Roma, immaginando il rischio di lasciare i suoi 3 difensori centrali uno contro uno contro il tridente nerazzurro nel momento in cui perdevano palla.
Ha preparato una contromossa che ha contribuito a far uscire un match poco spettacolare, con poche occasioni da rete in cui l'Inter ha ribadito pregi e difetti apparsi in estate nelle trasferte europee.
Finchè i ritmi sono alti, le distanze fra i reparti ridotte, finchè la linea di mediana contrasta e a turno riparte e le ali svolgono con continuità il doppio lavoro, si rischia nulla e se va in porto la verticalizzazione giusta si va in rete.
Così è nato il vantaggio di Ibra: palla recuperata, veloce passaggio alle punte, uno-due con Amantino
e diagonale che non perdona dello svedese.
Da uno squadrone come il nostro ti aspetti ora che la strada sia in discesa ed invece si ripete un po quel che è successo in Siupercoppa: la linea arretrata perde campo, Zanetti e Muntari fanno quel che è nelle loro corde, ossia difendere, e Figo e Mancini salgono una volta sì e tre no.
E Zlatan? Essendo completamente diverso da Drogba, viene preso in mezzo dai difensori centrali ed è in costante inferiorità .
Se a ciò si aggiunge l'ingresso di un vero vice Maggio come Padalino sulla destra e un rimpallo un po fortunoso a centro area, non ci si deve sorprendere se ci scappa il pari.
Qui Josè si gioca quella carta della disperazione che in partita ancora non aveva sperimentato e chissà se lo ha fatto in allenamento: 4-2-3-1 con Crespo punta centrale e Balotelli, Jimenez e Ibra a girargli attorno. Ho avuto la sensazione che disperazione facesse rima con improvvisazione.
Un paio di pericoli creati all'inoperoso Mirante, di minore pericolosità rispetto ai due dei padroni di casa. Al fischio finale ho tirato un sospiro di sollievo, diventato sorriso ai successivi risultati delle dirette concorrenti che lasciano l'Inter a pari punti e sola con la Juve nella media inglese nel ristretto torneo per lo scudetto.
Il pareggio di Genova non è da buttare.
L'arrivo di Quaresma e il recupero degli infortunati in difesa che permetterà alcuni spostamenti di ruolo ( da Cambiasso a Stankovic ) ci consegneranno il vero volto della squadra che ha in mente Mourinho.
Con il 4-3-3 o senza: se si dovesse ripetere quel calo così marcato nella ripresa, pur in condizioni di forma migliori, cambiare non solo sarà saggio ma obbligatorio.
Forza: la prima notte è alle spalle.
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